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LE ETICHETTE ALIMENTARI: GUIDA ALLA LETTURA [PARTE I]

Marzo 14, 2016Michela Dessì

In un’Italia in crisi dove tantissime famiglie fanno davvero fatica ad arrivare alla fine del mese, nel fare la spesa è senza dubbio il prezzo del prodotto che fa la differenza piuttosto che la sua qualità.

Ma se è vero che “Siamo ciò che mangiamo” anche quest’ultimo aspetto ha altrettanta importanza e vi dimostrerò che è comunque possibile acquistare alimenti con un elevato valore nutritivo anche a prezzi contenuti: il segreto sta nel saper leggere le etichette riportare sulle confezioni.

La sfida quotidiana è riuscire a mangiare sicuro, riconoscere quali prodotti alimentari è meglio evitare e quali, invece, meritano un posto nella nostra dispensa.

Leggere e capire quanto scritto su queste “carte d’identità” dei cibi, ci consente di acquisire importanti informazioni sul contenuto nutrizionale dell’alimento e può aiutarci a compiere, quindi, delle scelte alimentari salutari e consapevoli.

Per legge il contenuto delle etichette deve essere chiaro e trasparente, tuttavia riuscire a interpretarle non è tanto facile e immediato.

E’ comune essere attratti dalle scritte promozionali dei “senza, basso e ridotto contenuto di…” presenti sulle confezioni, ma anche in questo caso è bene conoscere il loro vero significato.

Guida alla lettura delle etichette alimentari insieme alla Nutrizionista

Con la supervisione della Dott.ssa Roberta Faraone – Biologa Nutrizionista, voglio proporvi una guida alla lettura degli aspetti più importanti delle etichette alimentari.

Etichetta
Etichettatura degli alimenti – Ministero delle Salute

Sarà divisa in due parti e ci soffermeremo in particolare sull’elenco degli ingredienti, sulle dichiarazioni e indicazioni nutrizionali.

Elenco degli ingredienti: indica tutte le sostanze utilizzate nella produzione.

È molto importante sapere che gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di peso: il primo ingrediente è quello presente in maggiore quantità e così via..

Sono da apprezzare le etichette con tante e complete informazioni, ma la lista degli ingredienti deve essere più breve possibile, pochi e di qualità.

La presenza di allergeni deve essere evidenziata con carattere diverso rispetto agli altri ingredienti e quella di “oli vegetali” o “grassi vegetali” in un apposito elenco che ne indica l’origine specifica (es. olio di palma, olio di cocco, grassi idrogenati ecc.).

Devono essere indicati, se presenti, anche aromi e additivi.

Gli additivi sono sostanze chimiche prive di valore nutrizionale usate per conferire particolari caratteristiche al prodotto o per prolungare la conservazione. Si tratta di conservanti, antiossidanti, coloranti, addensanti, emulsionanti, antiagglomeranti, dolcificanti ed esaltatori di sapidità. Sull’etichetta può comparire il nome dell’additivo oppure la sigla europea “E” seguita da un numero identificativo CE.

Anche se autorizzati dall’Unione Europea, è meglio preferire alimenti con il più basso contenuto di additivi.

Ma quali sono gli ingredienti da evitare?

Diffidate degli alimenti che hanno come primo o secondo ingrediente lo zucchero (tranne quello naturalmente contenuto nella frutta) o il sale.

Andrebbero evitati o fortemente ridotti i cibi contenenti:

  • Nitriti e nitrati (E249, E250, E251 e E252), presenti soprattutto nella carne in scatola, negli insaccati e nelle carni lavorate. Sono aggiunti come additivi e non come semplici conservanti, servono a mantenere il colore rosso della carne, favorire lo sviluppo dell’aroma e svolgere un’azione antimicrobica e antisettica, soprattutto nei confronti del botulino. Di per sé non sono cancerogeni, ma possono essere convertiti attraverso la cottura e il metabolismo in composti che sono considerati cancerogeni, chiamati nitrosamine.
  • Solfiti e anidride solforosa (E220, E221, E222, E223, E224, E226, E227 e E228), contenuti principalmente in bibite a base di frutta, succhi, dolci, pesce conservato, birra, vino e frutta secca. Sono dei conservanti antimicrobici utilizzati per evitare la germinazione di muffe, lieviti e batteri, per mantenere la colorazione naturale dei cibi e proteggerli dall’imbrunimento. Possono provocare irritazione gastrica, reazioni allergiche e alterazioni vitaminiche.
  • Glutammato monosodico (E621), si trova in molti alimenti come i dadi da brodo, tanto da comparire come primo ingrediente, e viene impiegato per intensificare o modificare il gusto. Dato il suo diffuso utilizzo, l’elevata assunzione giornaliera può provocare intolleranze a quest’additivo e altri disturbi da non sottovalutare.
  • Tartrazina (E102), colorante artificiale presente in caramelle, snack, bevande analcoliche e sciroppi. Insieme al giallo di chinolina, giallo tramonto FCF (giallo arancio S), azorubina (carmoisina), ponceau 4R (rosso cocciniglia A), rosso allura AC sono stati associati al deficit di attenzione nei bambini.
  • Mono e Digliceridi degli acidi grassi (E471), emulsionanti che si possono trovare in prodotti da forno e pasticceria, gelati, chewingum, cioccolato e margarine. Sono grassi di scarsa qualità nutrizionale di origine vegetale o animale. I mono e digliceridi vegetali sono ottenuti da olii di cocco o di palma, mentre quelli di origine animale da scarti di macellazione come unghie, corna, grasso e chissà cos’altro.
  • Olii palma e colza, ingredienti di origine vegetale che compaiono nelle creme spalmabili, nei brodi, in alcuni piatti pronti e soprattutto in tantissimi prodotti da forno. Sono ricchi di acidi grassi saturi, il cui consumo eccessivo risulta correlato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari.
  • Grassi trans e idrogenati sono grassi pericolosi per la nostra salute, anche in questo caso aumentano soprattutto il rischio cardiovascolare e alzano i livelli di colesterolo cattivo abbassando quelli del colesterolo buono.

Non ci sono dati preoccupanti riguardo l’acido ascorbico, o Vitamica C (E301), e l’acido citrico (E330) presente naturalmente negli agrumi. Tuttavia, alcuni studi stanno verificando se la Vitamina C presente artificialmente nei cibi insieme ad altri additivi, possa (a causa di questa interazione) avere effetto protettivo nei confronti della produzione di nitrosamine, o possa invece favorirne la formazione.

Condizioni di conservazione ed uso

Insieme di indicazioni che ci consentono di mantenere il prodotto in buone condizioni anche dopo l’apertura della confezione.

Paese d’origine e luogo di provenienza

Informazione obbligatoria che ci consente di sapere l’origine e la provenienza di ciò che mangiamo. Il regolamento europeo 1169/2011 in materia di etichettatura degli alimenti ha abolito l’obbligo d’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento per i prodotti alimentari, tuttavia il ministero delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico si sta battendo per il ripristino dell’obbligo per quanto riguarda gli alimenti prodotti in Italia e destinati al mercato italiano per fornire un’indicazione chiara ed esaustiva e un’efficace tutela della salute del consumatore.

Le informazioni fornite sono tante e spero di aver usato un linguaggio corretto e di facile comprensione grazie anche all’aiuto della Dott.ssa Roberta Faraone – Biologa Nutrizionista.

Nel prossimo articolo completeremo il discorso parlando della tabella dei valori nutrizionali, delle famose diciture come “senza zuccheri“, “con pochi grassi” e tanto altro! Se avete qualche dubbio non esitate a chiedere 😉

A presto!

 


Fonti:

www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_215_allegato.pdf

www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=1475&area=nutrizione&menu=etichettatura

www.bello-buono-d.blogautore.repubblica.it/category/le-etichette-alimentari

www.altroconsumo.it/alimentazione/prodotti-alimentari/speciali/additivi-alimentari/2

 

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